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ModaInSegni Blog: intervista esclusiva a Dudù Della Moda

ModaInSegni Blog: intervista esclusiva a Dudù Della Moda
da in Fashion News, In Evidenza, Moda 2010
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    Moda In Segni

    Caustico, ironico, con una preparazione sulla storia della moda e sulle collezioni che vediamo sulle passerelle da far impallidire anche le firme di quotidiani e riviste patinate. Ogni giorno con il suo blog ModaInSegni è capace di glorificare l’ultima sfilata di Valentino o di stroncare senza mezzi termini quelle di molti altri. Le sue pagelle ormai sono una vera perla nell’immenso oceano dei fashion blogger, per non parlare dei suoi New Look Collage, con i quali mixa i capi di stilisti spesso così differenti tra loro. Si fa chiamare Dudù Della Moda e Moda Pour Femme ha cercato di scoprire i segreti di uno dei blog dedicati al mondo della moda più interessanti e creativi in circolazione.

    Qual è il tuo primo ricordo legato al mondo della moda? Insomma, quando hai capito che la moda avrebbe sempre avuto una parte importante nella tua vita?
    Non ho un primo ricordo… perché in genere non ricordo mai nulla. Posso dire però che ho sempre vissuto la mia creatività come un’opportunità di divertimento. I veli dei confetti delle bomboniere erano i miei tessuti preferiti, stringevo le Barbie in corsetti di raso e carta igienica Scottex, facevo loro delle espadrillas con le corde da lavoro di mio papà…erano una meraviglia, altro che Margiela, avevo un senso del recupero straordinario. Ho capito che la moda avrebbe avuto un gran peso nella mia vita quando ho realizzato che la maggior parte delle persone più che vestirsi tende a coprirsi e quando ho compreso il mio amore incondizionato per le cose futili

    Quando hai deciso di aprire il tuo blog? Come mai l’hai chiamato in questo modo?
    ModainsegniBLOG nasce da un giorno all’altro, una sera di marzo, in maniera quasi estemporanea, senza pensarci troppo su. Le cose più belle in genere sono quelle meno pensate… E’ innanzitutto una provocazione, una piattaforma in cui ognuno ha la possibilità di confrontarsi sulla base di un input che io stesso decido ogni volta di dare con la pagella data ad una collezione, con un collage, con un’immagine: il post diventa così un’opportunità di confronto e non ha finalità informative. ModainSegni è un gioco di parole.. l’associazione al segno riporta a qualcosa di elementare facile da in-segnare, da imprimere nella mente degli altri.

    Una delle rubriche più seguite di Moda In Segni è quella dedicata alle pagelle. Com’è nata questa idea?
    L’idea della pagelle nasce dall’esigenza di dire la propria in un contesto in cui nessuno ti da la possibilità di farlo! Si ritorna sui banchi di scuola, al periodo degli scrutini, alle pagelle che mi hanno terrorizzato una vita intera. E’ l’esorcizzazione di un incubo… questo mi permette di essere dall’altra parte della cattedra con l’occhialino sul naso, una gonna al ginocchio e una spuntata tacco 12. Il voto, oltre ad essere frutto di un’analisi (sempre e comunque percettiva) che tende a considerare il percorso del marchio, come la collezione si pone nei confronti dei lavori precedenti e all’interno della stagione di riferimento in relazione alle altre firme, serve a catalogare collezioni e stagioni all’interno del blog, a creare un confronto, a divertire con giudizi ironici, ludici, simpatici. Moda inSegni è una fabbrica stabile di creazione d’immagini e la rubrica delle pagelle offre l’opportunità di crearne ogni volta di nuove.

    In molti seguono le tue pagelle proprio perché sono diverse dalle solite recensioni che troviamo sui siti “ufficiali” dedicati al mondo della moda o sulle riviste. Spesso infatti non risparmi voti tremendi anche a stilisti che invece vengono osannati dai direttori più influenti. Pensi che per le grandi riviste sia difficile esprimere un giudizio davvero veritiero sulle collezioni?
    Il problema delle grandi riviste è proprio la veridicità della recensione e il prendersi troppo sul serio… manca il divertimento, l’ironia, il gioco, il mettersi in ballo e quindi in discussione. Non è raro che la maison o lo stilista molto spesso davanti a determinate dichiarazioni negative rilasciate da un giornale decidano di prenderne atto e di bannare i suoi giornalisti da tutto ciò che li riguarda da vicino. Un giudizio negativo dato ad una collezione o ad uno stilista innesca un circuito di rimostranze, di dispetti: giornalisti bannati dalle sfilate, inviti che non arrivano, abiti che non vengono più concessi per gli shooting fotografici. Il caso Roitfeld-Balenciaga ne è un esempio, anche quello Bottelli-Versace. ModainSegni non ha niente da perdere e questo costituisce una ricchezza, un potere che paradossalmente un giornale con un peso considerevole non ha.

    Un’altra rubrica molto apprezzata è quella dedicata ai new look collage. Qual è stato il tuo primo collage e quale quello di cui sei più fiero?
    La rubrica NEW LOOK COLLAGE nasce dalla necessità di creare proposte di stile. Ogni collage è un consiglio, un gioco: paradossalmente una reinterpretazione più sostanziosa del gioco Gira la Moda: scegli il capo, ritaglialo, incolla. Rintracciare il primo collage sarebbe difficilissimo, come fare 100 ad Ok il prezzo è giusto schiacciando una noce con le natiche, ma se devo pensare ad un collage a cui mi sento più affezionato mi viene in mente quello composto con un bolero di Valentino, un vestito drappeggiato di Max Azria e dei cuissards di Rodarte.

    Il mondo della moda in occasione delle ultime sfilate ha finalmente aperto gli occhi di fronte al fenomeno dei fashion blogger. Pensi che i giornalisti di moda debbano cominciare a tremare di fronte a voi?
    Di fronte agli altri non lo so, di fronte a me sicuramente… Ho paura io di me stesso perché non dovrebbero averne gli altri? L’ignoranza è tantissima purtroppo, molti fashion blogger non vanno al di là del semplice “mi piace”-“non mi piace”-“figo”-“fa tendenza”, non conoscono un minimo di storia della Moda, neanche la più recente, non dimostrano attenzione verso marchi poco conosciuti e fashion week diversi da quello newyorkese-londinese-milanese-parigino.… Pensa che c’è chi crede che il tuxedo sia un modello di Opel del 2000 e chi pensa che Thea Bregazzi sia una cuoca tedesca di origini piemontesi più volte invitata alla Prova del Cuoco.

    Tu sei uno dei pochi uomini nel mondo dei fashion blogger italiani, ma soprattutto hai un blog che è molto diverso da quelli che sempre più spesso vengono citati anche dai giornali: scrivi le pagelle, pubblichi i servizi di moda più belli, hai una grafica molto particolare.

    Ogni giorno quanto ti impegna il blog?
    Tasto dolentissimo: molto, molto più di quanto una persona sia disposta a credere. Come ho già detto Moda in Segni è una fabbrica di immagini, ogni collage è un impegno nella costruzione dello stile che contraddistingue il blog nella sua diversità. Gli apprezzamenti, le tantissime mail che arrivano e sostengono il mio lavoro, il fatto che ModainSegniBLOG sia visto da moltissimi come un punto di riferimento e un punto di incontro, le amicizie nate, mi risarciscono del tempo “perso” dietro ogni immagine realizzata.

    Quali sono gli altri blog che dovremmo tenere d’occhio?
    S&D Fashion Blog sicuramente. Non conosco altri blog preparati e aggiornati che abbiano una visione d’insieme dell’argomento Moda. Non amo i blogger innamorati delle tendenze, dispersivi, ego riferiti, in cui si parla di tutto e di niente.

    Parlando di moda in generale, chi sono gli stilisti da 10 e quali quelli da 0?
    Per quel che mi riguarda non esistono stilisti che valgono 0 e stilisti che valgono 10. Esistono però stilisti intelligenti che cercano di proporre ogni volta un lavoro pensato, strutturato, un’argomentazione seria sulla base di una creatività di fondo che deve essere sacrosanta e stilisti che cavalcano le tendenze, che non costruiscono uno stile ma propongono ogni volta collezioni effimere, poco pensate e decisamente cheap. Ogni stilista è in grado di capire se un lavoro può essere di spessore o meno, se la collezione possa essere competitiva sul piano dell’artisticità o no, se un lavoro ha spessore artistico o è solo un tentativo di turlupinamento, ma c’è chi sceglie di sacrificare l’importanza di tutti questi fattori a favore di una semplicità (chiamiamola semplicità per essere buoni) che va via come il pane e rimpingua le tasche. Uno dei designer più interessanti che l’Italia possa vantare è Gabriele Colangelo, un artista preparato sotto ogni punto di vista, uno spessore riconoscibile al di là del gusto personale, l’orgoglio del Fashion Week italiano in questo momento. Il discorso stilistico che meno mi attrae è quello di Anna Molinari per Blumarine e Blugirl, l’ultimo Dior by Galliano che parte con un codice espressivo interessantissimo per poi sterilizzarsi con collezioni appiattite nella loro estrema commerciabilità.. e in genere quei marchi che propongono un prototipo di donna svalutata nella sua intelligenza, cheap, frivola, leggera.

    Dopo la morte di Alexander McQueen, è partito il toto scommesse sul nome del suo successore. Chi vorresti vedere alla guida del marchio?
    Fare il nome di un successore di Alexander McQueen è difficilissimo. In genere chi eredita un marchio tende a renderlo più contemporaneo di come il suo predecessore l’aveva lasciato. Questo con maison McQueen non sarebbe possibile in quanto essa nasce già col piede puntato sull’acceleratore. Reinterpretare un marchio così complicato credo sia un compito immane, estremamente complicato: il confronto con McQueen sarà un onere pesantissimo basculante sulla testa come una spada di Damocle al quale sarà quasi impossibile sottrarsi. Io spero vivamente che la maison rimanga dei suoi collaboratori, spero che le sue redini vengano lasciate in mano a chi ha condiviso con Lee quella dimensione demiurgica del sogno McQueen (anche se Theyskens non sarebbe male).

    Primavera-estate 2010: quali sono le collezioni da salvare?
    Gabriele Colangelo, Cacharel, Balenciaga, Rochas, Bruno Pieters, Preen, Givenchy, Proenza Schouler, Miu Miu, Valentino, Ann Demeulemeester, Vionnet, Alexander McQueen.

    Autunno-inverno 2010/2011: le collezioni che vorresti avere nel tuo guardaroba.
    Decisamente Valentino, Balenciaga e Gabriele Colangelo anche se le gonne al ginocchio mi fanno il polpaccio grosso!

    Modelle e fotografi: qual è la coppia che insieme fa scintille? E in generale, chi apprezzi di più?
    Tim Walker è un visionario, le sue atmosfere fiabesce, malinconiche, “lente”, quell’immaginario fatato ma soffocante sanno rendere ogni servizio indimenticabile. Molto suggestivo anche il gelo che attraversa gli shooting di Steven Klein, quella dimensione robotico-apocalittica, fredda, asettica, che ogni volta si verifica come un evento senza pari mi ha conquistato fin da subito. Ricordo anche con molta nostalgia i servizi fotografici firmati LaChapelle… quella cultura pop (contestatrice in questo caso), ereditata a mio avviso in maniera più triste da Aldridge, manca molto nel mondo della moda. Non esiste “la coppia” che fa scintille, esistono i bei corpi, le vibrazioni, le belle menti, l’ispirazione. Un bravo fotografo deve saper tirar fuori da ogni soggetto il carattere originale che lo contraddistingue… e con modelle come Maria Carla, Sasha Pivovarova, Guinevere Van Seenus, Elsa Sylvan, Natasha Poly non dev’essere difficile.

    Tra i designer più giovani, secondo te quali dovremmo tenere d’occhio?
    Gabriele Colangelo in primis, poi Carta e Costura, Marco De Vincenzo, Anthony Vaccarello, Pedro Lourenço, Victor De Souza, David Koma.

    Un giorno mentre fai le pulizie di primavera trovi una lampada. La sfreghi e ti trovi di fronte un genio che somiglia un po’ a Karl Lagerfeld che ti dà la possibilità di esaudire tre desideri “alla moda”. Cosa gli chiederesti?
    Karl Lagerfeld? Perchè il genio tipo Mastrolindo in calzoni era impegnato? Come primo desiderio sceglierei un vestito Valentino Couture by Alessandra Facchinetti, poi le Armadillo Shoes di McQueen e infine la direzione di Vogue per poter avere tutto il resto.

    Come ti immagini tra dieci anni? Leggeremo ancora le pagelle di Moda In Segni?
    Come mi immagino tra 10 anni… Con lo scalpo rasato a specchio, labbra rosso carminio, un kaftano di seta dorata decorata a punto ago, una voliera piena zeppa di uccelli e a ripensare a tutte le cavolate che ho detto, scritto e fatto sul blog durante tutti questi anni. Certo che leggeremo ancora Moda in Segni… ci sarà la versione cartacea! :)

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