Il Diavolo veste Prada: la verità dietro la versione cinematografica

Il Diavolo veste Prada: la verità dietro la versione cinematografica
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    il diavolo veste Prada

    Se tra le vostre ambizioni c’è quella di raggiungere un giorno la redazione di qualche esclusiva rivista di moda, di vedere il vostro nome brillare sulle pagine patinate di qualche famoso magazine avrete sicuramente sorriso nel guardare “Il Diavolo veste Prada”. Chi di voi non l’ha visto? Impossibile! Tutte le fashioniste almeno una volta saranno si saranno innervosite davanti alla fortuna sfacciata di Andy, la giornalista finita per caso tra le minimaliste mura di Runway, sorridendo o commuovendosi man mano che il film andava avanti.

    Sono passati quattro anni dall’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche eppure si può dire senza paura di essere smentiti che si tratta ancora di una storia di successo, tanto che il Daily Mail ha deciso di intervistare Lauren Weisberger, l’autrice del libro.
    Quanto di vero c’è nel film interpretato da Meryl Streep e Anne Hathaway? Non è un mistero per nessuno che la trama del libro sia stata suggerita alla Weisberger dalla sua esperienza personale all’interno della redazione di Vogue Us, dove appunta lavorava come assistente personale della Wintour, ma oggi l’autrice spiega al mondo quanto di romanzato c’è ne “Il diavolo veste Prada”.

    La parte più invidiata del pianeta è sicuramente quella in cui Andy attinge al guardaroba della rivista per rifarsi il look. Pratica che secondo la Weisberger sarebbe molto diffusa nella redazione di Vogue. L’autrice infatti ha raccontato durante l’intervista di non averne approfittato mai solo per mancanza di tempo, ma che molte sue colleghe si presentavano ai party più esclusive indossando i capi delle più prestigiose case di moda.

    Le trasferte a Parigi rimangono frutto della fantasia, sembra infatti che l’edizione francese di Vogue fornisca delle assistenti ad hoc alla Wintour in occasione dei suoi viaggi in Francia.

    Vera anche la tacco-mania, così come l’ossessione per la linea tanto da farla sentire piccola e grassa nonostante la sua figura longilinea.

    Un’esperienza tanto unica quanto straordinaria, quella da Lauren Weiberger presso la redazione di Vogue, che ha portato alla scrittrice un’inaspettata fortuna. E dalle file di Vogue, nessun commento? Assolutamente no, ma i più maliziosi vociferano che la docu-story “September Issue” non sia stata altro che la risposta di Vogue al “Diavolo veste Prada”, il tentativo della rivista di recuperare l’immagine del diabolico caschetto. Tesi supportata dalla stessa Weisberger.

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